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Storia della Venere di Morgantina

La statua fu trafugata tra il 1970 ed il 1980, nel sito archeologico nei pressi di Aidone, verosimilmente in località San Francesco Bisconti, area contrassegnata dalla presenza di sacelli arcaici (piccole aree recintate e senza coperture, situate intorno ad un altare) e da rinvenimento di frammenti di statue in terracotta a grandezza naturale. Rotta in tre parti,forse già al momento della caduta in antico, l’opera attraverso vari intermediari e seguendo l’iter consueto tracciato dai trafficanti di reperti antichi, venne esportata illegalmente prima in Svizzera e poi in Inghilterra. L’antiquario britannico Robert Symes. uno degli antiquari più noti a livello internazionale che nel 1986 acquistò la statua per 1,5 milioni di dollari rivendendola due anni dopo al Getty per 18 milioni di dollari. Le clamorose rivelazioni rilasciate nel 1988 da Thomas Hoving, ex-direttore del Metropolitan Museum di New York, alla rivista “Conoisseur” riguardo la presunta provenienza della statua dal sito di Morgantina, uno dei territori più saccheggiati dalla Sicilia, fecero scattare le indagini della magistratura ennese. Già in quegli anni, la Soprintendenza di Agrigento, allora competente per il territorio di Morgantina, aveva denunciato scavi clandestini concentrati nell’area sacra di San Francesco Bisconti e le dichiarazioni di Hoving sembravano coincidere con le indiscrezioni raccolte dalla stessa Soprintendente Fiorentini circa la scoperta di una grande statua di culto. Le procure italiane e il Comando dei Carabinieri Tutela Patrimonio culturale avviarono un complesso lavoro di indagini giudiziarie per far luce sulle varie fasi del trafugamento di importanti reperti tra i quali il gruppo di acroliti in marmo acquistati dal magnate dei diamanti Templesman e il tesoro di argenti finito nelle collezioni del Metropolitan.
Si aprì in quegli anni un delicato e difficile contenzioso con i più importanti musei americani destinato a concludersi, solo dopo alterne vicende, sensazionali rivelazioni e complesse trattative con la restituzione all’Italia di straordinari capolavori. Dopo lunghe trattative, il 25 settembre del 2007, il ministero dei Beni Culturali, l’assessorato dei Beni Culturali della Sicilia e quattro musei americani hanno sottoscritto un accordo, in virtù del quale il J.Paul Getty Museum, il Metropolitan Museum di New York,il Museum of Fine Art di Boston e il Princeton University Art Museum, riconoscendo la legittimità dell’azione del governo italiano hanno accettato la restituzione di ben 67 capolavori, tra i quali la dea di Morgantina. In cambio l’Italia, in un clima di ritrovata collaborazione culturale, si è impegnata a favorire il prestito di opere condividendo e promuovendo con i partners statunitensi la realizzazione di importanti iniziative culturali. Nel marzo 2010 l’Assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana ha firmato un accordo con la direzione del Paul Getty Museum che prevede, la condivisione di progetti tra i quali, lo scambio di reperti archeologici, l’organizzazione di mostre e un piano di ricerca sui sistemi antisismici a protezione del patrimonio archeologico.

Vale la pena visitare Aidone per vedere questa meravigliosa opera d’arte.

(Fonte: Presidenza Assessorato dei beni culturali e dell’identità siciliana – Regione Sicilia)

Autore dell'articolo: iportali

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